Ek Balam – viaggio in Messico #2

Partite da Cancun e presa l’auto, siamo andate e Ek Balam che si trova ad una trentina di chilometri da Valladolid, andando verso l’interno della regione dello Yucatan.

Ek Balam, per fare un pochino di storia, padroneggiava su una terra ricca, effettivamente vicina al mare (circa altri 40 chilometri) e in una zona umida e favorevole per il mais, il cacao e la frutta tropicale.
Intorno sono ancora presenti muraglie a protezione ed è uno dei pochi siti che rimasero popolati all’arrivo degli spagnoli. In precedenza la città non si chiamava Ek Balam ma Toloi che significa Giaguaro Nero, forse ce ne sono stati qui intorno.

Arrivate al sito Maya, per la folta giungla presente, ad accoglierci una compagnia che vedremo per tutto il viaggio anche fuori dalla porta: le iguane. Piccoli dinosauri dal volto sempre incazzato e dalla grandissima capacità di mimetizzazione.. O almeno, io non le vedevo mai, Ester invece riusciva ad inquadrarle tutte.

Ha diverse strutture, Ek Balam, tra cui un campo per il famoso Gioco della Palla a forma rettangolare con alte pareti ai lati. Le regole e le ragioni del gioco sono diverse da zona a zona, in questo caso non saprei dirvi per quale utilizzo religioso, politico o giocherellone fu usato.

Il tempio più grande, che si mostra dopo alcuni alberi è imponente! Uno dei pochi dove possiamo ancora salire in cima, il paesaggio e l’aria sono spettacolari e salendo abbiamo provato per la prima volta la difficoltà di salire un tempio Maya: scalini alti dalla piedata stretta. Questo perché, ci raccontano, si doveva salire a zig-zag come un serpente perché non si poteva guardare in alto né si potevano dare le spalle dirette pertanto era obbligatorio seguire questo percorso, più facile anche per noi, a dirla tutta.

Ho disegnato una decorazione dell’acropoli, (da una ricerca online si dice che è alta 32 metri e larga 162), a destra del grande tempio, perché sono rimasta affascinata dalla capacità di stilizzazione delle decorazioni, è anche vero che scrivevano per geroglifici e pertanto la stilizzazione era necessaria. Ma non solo, la grande bocca scolpita a lato di una bocca più grande (porta) è un simbolo che vedremo ripetuto per quasi tutti i siti archeologici che abbiamo visitato. La cosa ancora più affascinante è stato scoprire i colori che utilizzavano per le decorazioni: i templi e gli edifici non erano con mattoni a vista ma erano completamente ricoperti di colore, in questo caso rojo, rosso, il preferito a quanto pare. Ma anche verde, blu maya, giallo.
Immaginatevi un tempio così enorme, immerso nel verde della giungla e completamente colorato di rosso!
Affascinante.. i colori utilizzati dai Maya e dai messicani sono per me estremamente affascinanti ed è una cosa che abbiamo visto e rivisto in tutto il nostro on the road. Considero una popolazione estremamente vivace e colorata soprattutto nelle decorazioni artigiane: la cosa che mi è piaciuta di più!

Ma non solo, ascoltando di sgamo una guida italiana (capita, non è stato fatto apposta, ero lì accanto!) ho sentito che la lingua Maya (ancora parlata nel nord della penisola in Yucatan, Quintana-roo e in parte anche nella regione di Campeche), aveva 30 differenti dialetti e ognuno aveva un modo differente di dire, ad esempio, la parola cacao. Parola che fu presa dai conquistadores dagli Inca, popolazione che invece aveva una sola ed unica lingua.

Se Ek Balam era l’inizio, gli altri siti archeologici erano sicuramente tutti in salita! E così è stato…

3 commenti

  1. Giulia

    Bellissimo racconto e fantastiche le illustrazioni!

    • Paola Rosi

      Grazie Giulia!! 😀

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