Cenote e Valladolid – viaggio in Messico #3

Non si può parlare dello Yucatan senza citare i cenote, unici al mondo! I cenote sono delle grotte (talvolta anche a cielo aperto perché la superficie crolla nel tempo) di acqua dolce, anzi dolcissima, che sale dalla Terra e dai colori speciali! Leggo da Wikipedia che in antica lingua Maya “si scrive tzonoot, possibile pronuncia in maya classico [t͡sonot͡ɫ]

Il sottosuolo dello Yucatan infatti è ricco di grotte e cunicoli dove passa appunto questa acqua dolce e alcuni cenote raggiungono una profondità interessante (si dice che il famoso meteorite che distrusse i dinosauri atterrò in quello che oggi è il Golfo del Messico e che dall’impatto, il territorio dello Yucatàn salì dal mare, per questo è un terreno roccioso e per questo al suo interno esistono cunicoli e passaggi). Uno di quelli visti da noi raggiungeva anche gli 80 metri di profondità ed era “abitato” da piccoli pescigatto! I cenote erano fonte di acqua per le popolazioni Maya che vivevano nell’entroterra.

Abbiamo visitato il cenote di Oxmall, nella proprietà di una Hacienda, a cielo aperto con le radici degli alberi che arrivavano a toccare l’acqua, scendendo per metri con una nebbiolina tipica di un luogo particolarmente umido. La scena era spettacolare e ne consiglio assolutamente la visita!

Dopo aver visitato Ek Balam e dopo esser state nel primo cenote di Oxmall siamo arrivate a Valladolid, precisamente allo Zentik Project un hotel molto bello, uno dei pochi in cui abbiamo mangiato e bevuto bene.

Valladolid si trova a un’ora e mezzo di autostrada da Cancun. È la terza città più grande dello Yucatàn e fu fondata dagli spagnoli su un insediamento Maya (abbastanza comune, come sarà per Merida) e un cenote conosciuto come Cenote Zaci. I Francescani, arrivati con i conquistadores, edificarono varie chiese, una è la Iglesia de San Bernardino da Siena (appena fuori la città) mentre sulla piazza principale della città si affaccia la Cattedrale di San Gervasio, un edifico dalla facciata a mattoni con due torri ai lati e un portone. E’ una chiesa a tre navate, con tetto a capriate e con enormi ventilatori da tutti i lati. Come altre, poche in realtà, chiese che vedremo, anche questa è spoglia di affreschi o grandi quadri. Al contrario, l’altare in legno è imponente e ben proporzionato con i soffitti alti. La piazza, a forma quadrata, ha intorno edifici in stile coloniale con portici con il Palazzo Municipale, negozi per turisti di acchiappacitrulli, un mercato coperto con ristoranti e negozi di gioielli, una piccola galleria di artigianato locale (soprattutto abbigliamento) e gente che ti offre tequila!

Avvicinandoci sempre più alla piazza centrale passiamo per vicoli (chiamate calle + un numero) sono sporchi, più o meno, costeggiate da baracche e case colorate piano terra (raramente nelle parti più in periferia abbiamo incontrato edifici in muratura con un piano rialzato), con insegne decorate a mano con cura minuziosa di grazie, font e informazioni: un vero spettacolo per gli occhi!

Abbiamo cenato in un ristorante sulla piazza, relativamente presto essendo ancora provate dal viaggio intercontinentale, per iniziare a scoprire una cucina ricca di sapori, spezie, formaggio e burro: non tanto leggera per il nostro stomaco, soprattutto con un clima caldo come quello della fine primavera messicana. Ad accompagnarci cerveza e acqua gasata in lattina, tacos, quacamole, salsa di fagioli neri e altre salsine piccanti.

Ma questo era solo l’inizio delle nostre avventure culinarie, le tappe successive ai due giorni a Valladolid è Chichen Itza e Merida, quest’ultima con una storia davvero interessante!

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